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Investimenti finanziari
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Oro: la nuova valuta (di riserva) mondiale

- Dr. Bert Flossbach

Rispondere a questa domanda non è affatto semplice.

Di Bert Flossbach

Non è mai stato così difficile e confuso, come oggi, per gli esperti trovare risposte convincenti riguardo al sorprendente aumento del prezzo dell’oro. I soliti schemi interpretativi puntano il dito sul calo dei tassi d’interesse, sulle preoccupazioni per l’inflazione e sulle tensioni geopolitiche. Ma queste motivazioni hanno davvero senso?

Quest’anno i tassi d’interesse sono scesi molto meno di quanto previsto a inizio anno, il che rappresenterebbe piuttosto una delusione per gli investitori in oro. Anche l’inflazione sembra in fase discendente, con previsioni per il 2024 attualmente più basse rispetto a gennaio. Di conseguenza, questi due elementi non offrono una spiegazione convincente.

Restano allora i rischi geopolitici. Senza dubbio le tensioni in Medio Oriente si sono intensificate, ma in altre zone di crisi la situazione è rimasta sostanzialmente invariata. Tuttavia, sembra che a causa di questi conflitti alcuni paesi siano sempre più motivati a diversificare le proprie riserve valutarie, abbandonando i titoli del Tesoro statunitensi – la cui disponibilità potrebbe essere limitata dal governo americano in qualsiasi momento – optando invece per l’oro.

Non sorprende quindi che, ormai da tempo, le banche centrali di molti paesi preferiscano sostituire i Treasury americani con una valuta di riserva priva di interessi, come l’oro, e che anche quest’anno abbiano quindi aumentato in modo significativo le proprie riserve auree.

Per contro, la domanda d’oro per puro investimento, misurabile dalla disponibilità di ETF auriferi a livello mondiale, è calata bruscamente fino a maggio (con vendite nette di 157 tonnellate). Già allora però l’oro scambiava stabilmente oltre i 2400 dollari.

Secondo i dati di fine settembre, gli investitori avevano ricomprato circa 90 tonnellate nette d’oro, anche se il saldo netto annuale resta negativo per circa 70 tonnellate (si veda Grafico).

Oro: la nuova valuta (di riserva) mondiale -

Devono quindi esserci altri acquirenti sul mercato per giustificare un aumento così esplosivo del prezzo dell’oro. In primo luogo, si tratta probabilmente di acquisti di lingotti fisici, non sempre registrati nelle statistiche delle banche centrali. È possibile che a questi acquisti partecipino, ad esempio, istituzioni legate a governi di paesi che desiderano ridurre la loro dipendenza dagli Stati Uniti, ma anche famiglie private.

L’oro non comporta né rischi di egemonia né rischi di controparte. Nessuno al di fuori degli Stati Uniti deve temere che il governo americano possa confiscare il proprio oro, a patto che sia anche custodito al di fuori del territorio statunitense.

Inoltre, l’elevato e crescente debito pubblico negli Stati Uniti e in molti altri paesi rappresenta probabilmente un altro fattore cruciale per i grandi investitori, spingendoli a orientare maggiormente le proprie riserve verso l’oro. Sebbene il rischio di controparte – cioè di default sovrano – sia solo teorico per la maggior parte dei paesi, una politica del debito insostenibile mina il valore a lungo termine delle valute con cui tale debito viene ripagato.

In effetti, sembra emergere un nesso di lungo periodo tra l’andamento del debito pubblico e il prezzo dell’oro, come dimostra un confronto degli ultimi vent’anni (si veda Grafico).

Oro: la nuova valuta (di riserva) mondiale -

Dalla metà degli anni ‘90 fino alla crisi finanziaria del 2008, il debito pubblico degli Stati Uniti è rimasto relativamente stabile, attorno al 60% del prodotto interno lordo (PIL). In quello stesso periodo, il prezzo dell’oro è più che raddoppiato, passando da circa 400 a 1.000 dollari. Questo incremento, pari a quasi il 7% annuo, è stato principalmente trainato dalla forte domanda dei due maggiori “consumatori d’oro” – India e Cina – le cui economie stavano vivendo un vero e proprio boom.

Nel 2004 avevamo valutato le prospettive per l’oro in funzione della domanda da questi paesi, affermando: “Se tutto va bene, il prezzo potrebbe salire a 1.000 dollari, ma se le cose vanno male, potrebbe salire ben oltre.”

L’impennata del debito

E le cose non sono andate bene. Dopo la crisi finanziaria, il debito degli Stati Uniti è drasticamente aumentato, raggiungendo nel 2012 la soglia del 100% del PIL, per la prima volta dagli anni ‘40. Nel frattempo, il prezzo dell’oro è quasi raddoppiato, superando i 1.900 dollari nel 2011, alimentato non da ultimo dalla crisi dell’euro e dall’impennata del debito pubblico nella zona euro.

Successivamente, la situazione si è calmata. Il rapporto debito/PIL degli Stati Uniti si è stabilizzato attorno al 100%, e il prezzo dell’oro ha subito una flessione (anche a causa di un dollaro particolarmente forte), raggiungendo un minimo di circa 1.050 dollari, per poi risollevarsi lentamente a 1.500 dollari.

Poi è scoppiata la pandemia di Covid. Con i colossali pacchetti di salvataggio e il crollo dell’economia, il debito pubblico statunitense è letteralmente esploso in breve tempo, toccando un record storico di oltre il 130% del PIL. In parallelo, il prezzo dell’oro è schizzato dai 1.500 ai 2.060 dollari.

Oro: la nuova valuta (di riserva) mondiale -

Dopo la fase di picco, la situazione si è di nuovo placata. Il debito pubblico americano è sceso al 120% grazie a una combinazione di alti tassi d’inflazione e buona ripresa economica, salvo poi risalire leggermente al livello attuale del 125%. In questo periodo, il prezzo dell’oro si è mantenuto attorno alla soglia dei 1.800 dollari, finché alla fine del 2023 non ha superato per la prima volta il livello record raggiunto durante il Covid.

Di recente, il prezzo del metallo prezioso ha oltrepassato i 2.700 dollari, un movimento che secondo molti lascerebbe presagire un ulteriore incremento del debito pubblico. Solo quest’anno, infatti, si prevede che gli interessi sul debito degli Stati Uniti supereranno il 3% del PIL. È possibile che, dopo l’impennata degli ultimi mesi, il prezzo dell’oro si prenda una pausa, in attesa della prossima ondata di rialzo del debito pubblico.

A prescindere da queste prospettive, però, l’oro continua a svolgere il suo ruolo di fondamentale riserva di valore in un mondo sempre più fragile e dominato dal debito.

 

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