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Investimenti finanziari

L’avvocato del diavolo

- Stephan Fritz

Gli investitori commettono sempre gli stessi errori – persino i più esperti. Ecco i motivi e le possibili soluzioni.

L’uomo è un essere tanto complesso, quanto piuttosto semplice. Siamo consapevoli dei nostri errori, eppure continuiamo a commetterli. Ad esempio usare il cellulare mentre si guida: sappiamo tutti che è una pessima idea – e pure stupida – perché mette in pericolo la nostra stessa vita. Eppure, troppo spesso i nostri occhi sono fissi su quel piccolo display luminoso. Vibra di nuovo. Chi mi avrà scritto? Dev’essere importante! Di sicuro lo è, come le altre centinaia di volte prima, come sempre...

Il nostro cervello lavora in modo estremamente efficace – nel bene ma anche nel male. Facciamo un breve esercizio. Guardate le tre immagini qui sotto, non vi sembrano familiari? Chi riconoscete*? 

L’avvocato del diavolo -

Allora, avete indovinato? 

Questo piccolo esercizio mostra la più grande forza del nostro cervello, quella che gli esperti chiamano “pattern recognition”, ossia la capacità di riconoscere dei modelli. Siamo incredibilmente bravi ed efficienti nel creare modelli complessi partendo da pochissimi dati.  

Una virtù, ma anche una necessità. Senza questa capacità, infatti, non saremmo nemmeno lontanamente in grado di affrontare la vita di tutti i giorni. Per evitare di annegare nella marea di informazioni a cui è costantemente esposto, il nostro cervello deve prendere delle scorciatoie. Ci piace parlare di intuito o di istinto. Purtroppo, però, il nostro istinto non ha sempre ragione. Anzi, spesso ci inganna – addirittura in modo prevedibile e coerente.

Il segreto: aprire la mente!

Il riconoscimento dei modelli e i pregiudizi non sono dei difetti dei nostri processi mentali: piuttosto sono la caratteristica principale del nostro intuito. Ecco perché dobbiamo semplicemente imparare a conviverci e a lavorarci sopra. Questo rende ancora più importante la consapevolezza costante delle nostre debolezze e della loro intrinseca fallibilità.

Daniel Kahneman, illustre scienziato vincitore del Premio Nobel, purtroppo scomparso di recente, ha trascorso molti decenni a studiare i modelli del pensiero umano, scrivendoci interi libri, come quello intitolato “Pensieri lenti e veloci”. Diceva in proposito: “L’obiettivo non è leggere questo libro per poi pensare in modo diverso. Io questo libro l’ho scritto e non penso in modo diverso!” In realtà, quando si prende coscienza dei propri limiti e si prova ad affrontarli, si è già sulla buona strada.

Dal momento che pensiamo seguendo degli schemi, siamo molto veloci a formarci un’opinione, un giudizio, sulle questioni più disparate. Apriamo uno dei famosi “cassettini” della mente, attingiamo al contenuto e lo richiudiamo finché non servirà di nuovo.

Nella stragrande maggioranza dei casi, non ci mettiamo in discussione, anzi, cerchiamo conferme, ragionamenti che ci piacciono perché corrispondono esattamente ai nostri. Gli esperti chiamano questo meccanismo “confirmation bias”, che in italiano si può tradurre con “pregiudizio di conferma”. Tendiamo a sentire e vedere ciò che vogliamo sentire e vedere. Niente fa più bene di una conferma! Ognuno vive nella propria bolla di filtri.

Troppi Santi!

Questo fenomeno è particolarmente evidente su Internet e sui social media.Le nostre abitudini di lettura e di ricerca ci rendono facili “vittime” degli algoritmi, perché non ci vuole molto per decodificarci. E così riceviamo continuamente contenuti, offerte e banner pubblicitari appropriati, che indirettamente ci impediscono di uscire dalla nostra calda e accogliente bolla.

Secondo voi perché in Facebook c’è solo il “pollice in su” e non quello “in giù”? Gli utenti devono sentirsi a proprio agio – e rimanere sulla piattaforma. 

Durante le mie ricerche, mi sono imbattuto nella storia di Papa Leone X, pontefice della Chiesa cattolica romana tra il 1513 e il 1521. Le canonizzazioni e le beatificazioni sono sempre state un tema importante per la Chiesa. Ma chi può rientrare in questa cerchia privilegiata e chi no, e per quali ragioni?

A questo proposito, Leone X non ha certo reso le cose facili. Durante il suo pontificato, nominò il cosiddetto “advocatus diaboli”, coniando l’ormai famoso termine “avvocato del diavolo”. Si trattava di una persona che avrebbe dovuto prende deliberatamente una posizione opposta rispetto a quella del Papa, mettendo in dubbio, o almeno in discussione, la sua opinione. In altre parole, l’avvocato di Papa Leone X aveva il compito di trovare gli “scheletri negli armadi” dei candidati alla canonizzazione, spiegando perché la loro nomina non era giustificata. Un compito ingrato, anche se incredibilmente importante. Allora come oggi.

Nel 1983, Papa Giovanni Paolo II ha eliminato la figura dell’avvocato del diavolo della Chiesa cattolica romana. Da allora, ci sono state 482 canonizzazioni, contro la metà scarsa negli oltre 400 anni (!) precedenti.

Cercare conoscenze, mai conferme

È molto probabile che gli argomenti addotti dall’advocatus diaboli non fossero sempre giusti. Tuttavia, per prendere buone decisioni e migliorarsi, servono sempre visioni, prospettive, argomentazioni e conclusioni diverse. Se non ci si apre alle opinioni del proprio interlocutore, il nostro orizzonte rischia di offuscarsi.

Questo vale anche per gli investimenti. Per quanto in buona fede, un gestore di fondi non dovrebbe mai “innamorarsi perdutamente” di una società o delle sue azioni. Al contrario, deve sempre rimanere vigile, osservare le tendenze e vagliare con occhio critico le decisioni dei dirigenti.  

Ovviamente non sempre ci riuscirà, ma dovrà almeno provarci. Consapevole che nessuno è infallibile. All’insegna del motto: cercare conoscenze, mai conferme.  

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