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Bonds in the Spotlight
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La Schuldenbremse tedesca è destinata a scomparire?

- Julian Marx

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La richiesta di un aumento del debito pubblico in Germania si fa sempre più forte. La Schuldenbremse tedesca (norma costituzionale che limita l’indebitamento pubblico in Germania) è destinata a diventare un modello superato?

Guardando al resto del mondo, il rapporto della Germania con il proprio debito pubblico potrebbe apparire insolito. Infatti, la Schuldenbremse attualmente in vigore consente al governo federale di contrarre nuovi prestiti netti pari a solo lo 0,35% del prodotto interno lordo (PIL).

Un numero che in altre grandi economie probabilmente farebbe sorridere. Dopotutto, il deficit pubblico di numerosi paesi lo scorso anno è stato significativamente più alto. Il deficit del Giappone si è aggirato intorno al 3% del PIL, l'Italia ha registrato circa il 4%, la Francia il 6%, mentre le due maggiori economie mondiali, Cina e Stati Uniti, hanno raggiunto il 7%.

Mentre altri paesi da anni spendono senza troppi limiti, la disciplina di bilancio in Germania è sempre rimasta una priorità. Tuttavia, il fabbisogno di investimenti nel paese è elevato, e il 4 marzo 2025 potrebbe segnare un punto di svolta nel modo in cui la Germania gestisce il proprio debito pubblico.

La Germania apre i rubinetti finanziari. La Schuldenbremse, sancita dalla Costituzione, sarà modificata in modo che le spese per la difesa superiori all’1% del PIL ne siano escluse.

Inoltre, sarà introdotto un fondo speciale da 500 miliardi di euro per investimenti in infrastrutture stradali, ferroviarie e altro ancora. La Schuldenbremse tedesca sta quindi diventando obsoleta?

Meno è meglio

Finanze pubbliche solide non sono un traguardo fine a se stesso. Un esempio della Deutsche Bundesbank dimostra perché: il rapporto debito pubblico/PIL della Germania è attualmente intorno al 63%, nettamente inferiore alla media dell’Eurozona e delle grandi economie come Giappone, Regno Unito o Stati Uniti. Escludendo la Germania, il rapporto debito/PIL nel resto dell’Eurozona è pari al 100%, comportando costi per interessi quasi due volte più alti”.

Questo avviene per due motivi: primo, più debito significa maggiori pagamenti di interessi; secondo, un debito più elevato porta generalmente a un rating creditizio più basso, il che comporta tassi di interesse più alti per i prestiti. Mentre il tasso di interesse medio sul debito pubblico tedesco è stato recentemente dell’1,7%, nell’Eurozona è stato del 2,3%.

Il debito costa denaro reale

Un debito più alto con tassi di interesse più elevati significa una maggiore spesa annua. Se si applicassero alla Germania i parametri medi degli altri paesi dell’Eurozona, ipotizzando un rapporto debito/PIL del 100% anziché il 63% attuale e un tasso d’interesse medio del 2,3% invece dell’1,7%, i costi per gli interessi dello Stato tedesco sarebbero più alti di circa 50 miliardi di euro all’anno.

Questo esempio dimostra uno degli argomenti a favore della Schuldenbremse: meno debito significa maggiore margine di manovra fiscale. Con 50 miliardi di euro all’anno si potrebbero costruire molte scuole e ponti.

Oltre l’orizzonte del debito

Tuttavia, l’analisi teorica spesso non si applica direttamente alla realtà. Non è chiaro a partire da quale livello il debito pubblico e i relativi costi per interessi inizino a limitare effettivamente la spesa pubblica.

Un esempio attuale è quello degli Stati Uniti. Dal 2012, il rapporto debito/PIL è superiore al 100%, e alla fine del 2024 ha raggiunto circa il 120%.

Allo stesso tempo, il tasso d’interesse medio sui titoli di Stato statunitensi è aumentato, superando il 3% per la prima volta dal 2012 nell’ottobre 2023 e raggiungendo il 3,3% alla fine del 2024. Tra il 2022 e il 2024, le spese per interessi degli Stati Uniti sono aumentate di oltre 400 miliardi di dollari. Tuttavia, ciò non ha avuto alcun impatto sulla loro propensione alla spesa o sui margini di bilancio.

Infatti, il saldo primario degli USA, che esclude le spese per interessi, è rimasto ampiamente in deficit: negli ultimi due anni il paese ha registrato un deficit primario del 3,6% e del 3,7% del PIL. Anche per il 2025 si prevede un deficit superiore al 3%.

Pertanto, l’aumento del costo del debito non ha ancora limitato la spesa pubblica statunitense nel breve termine. Quando ciò accadrà, è difficile da prevedere. Anche il Giappone, con un debito pubblico superiore al 200% del PIL e un forte supporto della Banca centrale, dimostra che è possibile andare avanti nonostante un alto livello di debito.

Riforma invece di abolizione

La Germania dovrebbe quindi seguire l’esempio degli USA e abbandonare la Schuldenbremse?

La situazione attuale della Germania è indiscutibilmente complessa. Servono interventi urgenti sia nelle infrastrutture pubbliche che nel finanziamento delle spese per la difesa. Ciò richiede investimenti significativi, realizzabili solo con nuovo indebitamento.

Per questo motivo, il governo prevede di modificare la Schuldenbremse e creare un fondo speciale. Entrambe le misure necessitano di una maggioranza di due terzi nel Bundestag, da approvare rapidamente prima del 25 marzo 2025, quando si insedierà il nuovo parlamento.

L’attuale Costituzione prevede eccezioni alla Schuldenbremse solo in situazioni di emergenza straordinaria, che richiederebbero il voto della maggioranza del Bundestag e dovrebbero essere giustificate di fronte alla Corte costituzionale. Tuttavia, un recente parere legale richiesto dal gruppo parlamentare dei Liberali (FDP) afferma che l’impatto della guerra in Ucraina sulla Germania all’inizio del 2025 non giustifica un’eccezione alla Schuldenbremse per stimolare l’economia.

Per evitare incertezze e il rischio che la Corte costituzionale blocchi la riforma, l'attuale maggioranza di governo in Germania (formata da conservatori, socialdemocratici e verdi) vuole assicurare maggiore stabilità finanziaria. Per farlo, propone la creazione di un nuovo fondo speciale e una modifica della regola che limita il debito pubblico.

Anche al di là dell’attuale crisi, una riforma della Schuldenbremse potrebbe essere utile per dare al governo maggiore flessibilità e ridurre la necessità di una maggioranza di due terzi per ogni nuovo fondo speciale.

Secondo la Deutsche Bundesbank, che ha recentemente proposto una riforma della Schuldenbremse, il margine di indebitamento potrebbe essere ampliato mantenendo la stabilità fiscale. Le proposte prevedono un aumento del deficit netto fino allo 0,9-1,4% del PIL, garantendo un margine di 100-220 miliardi di euro fino al 2030.

Una completa abolizione della Schuldenbremse non sembra tuttavia auspicabile, poiché finanze pubbliche solide permettono alla politica monetaria di mantenere l’indipendenza e contengono i costi degli interessi.

Non un modello superato

La Schuldenbremse è al centro del dibattito politico. Escludere le spese per la difesa potrebbe offrire maggiore flessibilità, ma è fondamentale che le regole fiscali non vengano completamente svuotate di significato.

L’abolizione totale della Schuldenbremse potrebbe essere un rischio enorme. Per questo, più che un modello superato, essa rimane un principio chiave della politica economica tedesca.

La nostra rivista trimestrale

“ La situazione richiede DISCIPLINA”

La Borsa offre in questi giorni al suo pubblico un quadro diviso in due parti: da un lato si vedono le grandi aziende tecnologiche statunitensi. Esse rappresentano ormai oltre il 40% del mercato azionario USA e trainano in modo decisivo lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, con investimenti annuali nell’ordine di centinaia di miliardi di dollari. Le speranze di crescita legate a questi investimenti sono elevate. Le valutazioni azionarie talvolta molto alte, lasciano quindi poco spazio alle delusioni. Resta aperta la questione se queste spese miliardarie finiranno un giorno per ripagarsi.

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