08.11.2018 - Thomas Lehr

Rialzo dei tassi? Nessun problema per le azioni!


I corsi azionari sono aumentati negli ultimi anni. Alcuni titoli sembrano però avere quotazioni elevate, e ora salgono anche i tassi negli Stati Uniti. Ecco perché questo non deve essere un problema per gli investitori:

A breve termine, la correzione registrata nelle scorse settimane dal mercato azionario potrebbe sembrare relativamente accentuata. Rispetto ai massimi, l'indice di riferimento tedesco Dax e l'indice azionario statunitense S&P 500 hanno perso circa il dieci percento a ottobre: si tratta della seconda correzione di questa entità quest'anno, e della quinta degli ultimi cinque anni. A lungo temine, il calo appare invece al meglio un piccolo ritracciamento verso il basso. Da inizio 2009 gli indici Dax e S&P 500 hanno quasi triplicato il valore.

Praticamente nessuna alternativa all'azionario

In veste di investitore orientato al valore che guarda a lungo termine, non ci risulta certamente facile accettare valutazioni elevate. È impossibile non fare un confronto con l'inizio del millennio, quando i titoli quotavano quattro volte gli utili. Poco dopo è arrivato il crollo. Oggi siamo ben lontani da simili valutazioni. A differenza dell'inizio del millennio, oggi non c'è praticamente alternativa all'azionario. I titoli di Stato tedeschi offrivano all'epoca il cinque percento. Oggi hanno un rendimento sostanzialmente nullo.

Un aumento dei tassi è dannoso per le azioni. Veramente?

Si sta diffondendo tra gli investitori il timore per una variazione dei tassi. Sentendosi intorno, si sente questa argomentazione: con i propri programmi di acquisto di titoli obbligazionari da diversi miliardi di euro le banche centrali di tutto il mondo hanno creato una domanda aggiuntiva di obbligazioni, facendo salire le loro quotazioni. La conseguenza matematica sarebbe un calo dei rendimenti obbligazionari, che agli occhi di molti investitori sarebbe il motivo alla base dell'aumento dei corsi azionari registrato negli ultimi anni.

Decisiva è la crescita economica.

È abbastanza facile contraddire queste affermazioni. Da un lato, tendenzialmente i rendimenti obbligazionari non sono scesi durante nessuno dei tre grandi programmi di acquisto di titoli, al contrario: sono aumentati. In secondo luogo, l'aumento dei corsi dell'S&P 500 dal 2009 si è generato quasi totalmente nelle fasi in cui salivano anche i rendimenti obbligazionari. Le fasi in cui i rendimenti sono calati in modo sensibile non sono state invece favorevoli all'andamento del mercato azionario. Questo non dovrebbe sorprendere. Solitamente i tassi e i rendimenti salgono quando lo consente la crescita economica. E la crescita porta beneficio anche agli investitori azionari, sotto forma di aumento degli utili delle imprese. Se invece il quadro macroeconomico peggiora, di norma scendono sia i tassi sia i rendimenti, così come i corsi azionari.

È in arrivo la stagflazione? Probabilmente no.

Non è raro trovare investitori nell'azionario che temono sia una prossima contrazione della crescita sia un rialzo dei tassi. Solo quando l'inflazione e i tassi aumentano notevolmente senza una corrispondente crescita economica (come è successo negli anni Settanta) l'azionario può risentirne a lungo termine, ma questo avrebbe comunque conseguenze negative anche per le obbligazioni. Non prevediamo una stagflazione e, anche qualora si dovesse verificare, le banche centrali non potranno alzare i tassi come hanno fatto in precedenza, a causa dell'esplosione del debito degli Stati.

Anche noi di Flossbach von Storch siamo azionisti. Non abbiamo paura di una crescita che lasci spazio per un rialzo sostenibile dei tassi. Solo, ci manca la fiducia.

Thomas Lehr è Capital Market Strategist presso Flossbach von Storch da inizio del 2017. In precedenza, ha ricoperto diversi posizioni presso il gruppo di Credit Suisse, Berenberg Bank AG e Deka Investment.

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