18.06.2021 - Philipp Vorndran

Una questione di morale?


Una questione di morale?

La Cina sta diventando una superpotenza economica. Finora ne ha beneficiato anche l’Occidente. Ma come dimostra un aneddoto, basta poco per cambiare le carte in tavola.

Per le società occidentali la Cina è una sorta di “terra promessa”: un paese con un’economia in fortissima crescita, lo sguardo rivolto al resto del mondo e 1,4 miliardi di abitanti nonché potenziali consumatori. Quel che forse sfugge agli occhi dei più sono i possibili rischi legati alle relazioni economiche, almeno da una prospettiva occidentale.

Per spiegare cosa intendiamo facciamo un passo indietro e inquadriamo il contesto. L'associazione globale “Better Cotton Initiative” (BCI) si è posta l’obiettivo di valutare il cotone secondo i criteri di sostenibilità e di assegnare dei sigilli di qualità corrispondenti. Circa un anno fa, i rappresentanti dell’organizzazione si sono occupati della situazione degli uiguri nella Cina occidentale e hanno annunciato di non voler più assegnare il proprio sigillo al cotone proveniente da questa regione. Si sospettava infatti che le aziende della zona ricorressero al lavoro forzato. Inizialmente la decisione non ha scatenato grosse reazioni, se non l’abbandono dell’organizzazione da parte di alcune aziende cinesi.

Attenzione all’ira popolare

Quando però qualche settimana fa, la catena di abbigliamento svedese H&M ha dichiarato sul suo sito web cinese di voler adottare la stessa linea della BCI, in Cina è scoppiata una gigantesca bufera online. La nostra analista locale Shenwei Li ci ha informati delle proteste organizzate fuori dalle filiali dell’azienda, a malapena citate dai media occidentali. Nel frattempo, l’astio di molti consumatori cinesi si è diffuso anche ad altri produttori occidentali di articoli sportivi che hanno adottato un approccio simile a quello di H&M.

Shenwei ci ha raccontato un episodio accaduto al figlio di un suo conoscente che frequenta una scuola tipo collegio. Il ragazzo si sarebbe presentato a lezione il lunedì con ai piedi un paio di scarpe da ginnastica Nike (non ne aveva altre in valigia) e il mercoledì sarebbe stato costretto a scusarsi davanti all’intera classe per aver indossato quel marchio occidentale e a promettere di acquistare in futuro solo brand cinesi.

Il nazionalismo passa anche per lo shopping

Sarebbe disastroso se indossare marchi occidentali – fino a poco tempo fa considerati uno status symbol in Cina – fosse d’ora in poi considerata un’onta agli occhi dell’opinione pubblica. È evidente che la linea dura “China First” dimostrata da Pechino nei primi negoziati con il governo Biden trova ampio sostegno fra la popolazione. Molti cinesi sono profondamente nazionalisti e questo atteggiamento sta diventando sempre più radicale. In tanti pensano che le notizie sui soprusi inflitti agli uiguri siano “fake news”, niente più che un’interferenza dell’Occidente negli affari interni del paese.

Per ora queste sono solo impressioni e bisognerà ovviamente osservare gli sviluppi futuri. Tuttavia, il conflitto con gli Stati Uniti prosegue e forse bisognerebbe iniziare a tenere conto dei potenziali svantaggi per le aziende con una forte presenza nel tessuto economico cinese. Scenari come questo dimostrano ancora una volta l’influenza della geopolitica sull’economia. I contrasti sul fronte commerciale sono solo la punta dell’iceberg: Cina e Stati Uniti si contendono nientemeno che l’egemonia globale. Con tutti gli annessi e connessi, che probabilmente continueranno a riservare sorprese anche in futuro.

 

AVVERTENZE LEGALI

Messaggio pubblicitario con finalità promozionale.

Eventuali commenti e analisi riportati nel presente documento riflettono le opinioni di Flossbach von Storch al momento della pubblicazione e possono variare in qualunque momento senza preavviso. I dati relativi a dichiarazioni riferite al futuro rispecchiano la prospettiva e le aspettative future di Flossbach von Storch. Tuttavia, i rendimenti attuali e i risultati potrebbero differire sensibilmente dalle previsioni.  Sebbene il presente documento sia stato redatto con la massima cura e attenzione, Flossbach von Storch non offre alcuna garanzia in merito ai suoi contenuti e la relativa completezza e declina ogni responsabilità per eventuali perdite che dovessero derivare dal suo utilizzo. Il valore di ogni investimento può diminuire o aumentare e l'investitore può subire una perdita totale dell'importo investito.

Il presente documento non costituisce, né deve esser interpretato come, offerta o raccomandazione alla sottoscrizione o alla vendita di strumenti finanziari. Le informazioni ivi contenute non rappresentano una consulenza di investimento né una raccomandazione di altra natura.

Tutti i diritti d’autore e ogni altro diritto, i titoli e le rivendicazioni (inclusi copyright, marchi, brevetti, diritti di proprietà intellettuale e altri diritti) inerenti e derivanti da tutte le informazioni del presente documento sono soggetti senza riserva alle disposizioni vigenti e ai diritti di proprietà del rispettivo proprietario registrato. L’utente non acquisisce alcun diritto ai relativi contenuti. Flossbach von Storch rimane titolare esclusivo del copyright sui contenuti pubblicati e redatti internamente dalla medesima. Non è consentito riprodurre o utilizzare tali contenuti, in toto o in parte, senza il consenso scritto di Flossbach von Storch.

I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.

© 2021 Flossbach von Storch. Tutti i diritti riservati.

Tutte le News di Flossbach von Storch

Torna al Newsroom