11.03.2020 - Flossbach von Storch

Una breve storia dell‘oro


L’oro è profondamente radicato nella nostra percezione del valore. È considerato un metallo prezioso da molti secoli – e probabilemente lo sarà anche fra cent’anni.

20 x 20 x 20 metri: questa (un po’ arrotondata) è la misura del cubo che si otterrebbe fondendo tutto l’oro estratto nella storia dell’uomo. Circa la metà è stata usata per produrre gioielli, poi venduti, regalati o tramandati nel corso dei millenni. Il resto si conserva nei caveau delle banche centrali sotto forma di lingotti oppure è impiegato come materia prima o come investimento monetario.

La caratteristica forse più importante del metallo prezioso è la sua funzione di riserva di valore. Che ricopre da migliaia di anni. In questo articolo vi presentiamo in modo sintetizzato i risultati di uno studio del Flossbach von Storch Research Institute: con un viaggio nel tempo andiamo a vedere come l’oro ha contribuito a contrastare le sfide monetarie nel passato.

I primi monili e ornamenti in oro risalgono a poco dopo l’età della pietra, quando l’uomo inizia a lavorare i metalli. Ma il primo a far coniare monete d’oro ufficiali fu probabilmente Creso, re di Lidia, nell’anno 550 avanti Cristo.

L’oro come mezzo di scambio 

Le sue camera del tesoro ne erano strapiene, anche perché il sovrano attingeva contemporaneamente a diverse miniere. Ad ogni modo, probabilmente non fu lui a inventare la moneta: sono state trovate, infatti, pepite di metalli preziosi più vecchie di 150 anni che i commercianti greci avevano pesato e contrassegnato con un bollo. Monete e pepite agevolavano enormemente gli scambi: prima, chi aveva bisogno di un certo prodotto doveva trovare una controparte disposta a offrire la merce desiderata nella quantità richiesta; e viceversa. Ora, con la moneta tutti avevano a disposizione un mezzo di scambio divisibile, compatto, durevole e con un valore definito. L’imperatore romano Cesare ricompensava i suoi legionary con grandi somme in oro quando vincevano una guerra. Il suo pronipote Augusto introdusse il primo sistema monetario basato su monete in oro, argento, ottone e rame, che ispirò poi tutti i sistemi monetari fino all’età moderna.

Nerone porta l’inflazione

Ma già Nerone fece coniare sempre più dischetti di metallo prezioso dalle riserve disponibili, innescando così una delle prime inflazioni dei prezzi dei beni dovute al deterioramento della moneta. Il suo successore Vespasiano cercò di sanare il bilancio, ma lo “svilimento” proseguì anche nei secoli seguenti. Nel secolo III la qualità delle monete d’argento era talmente scarsa che i commercianti si rifiutavano di accettarle. Quelle in oro erano invece relativamente stabili…

Nel 309 Costantino introdusse il “solido”, che è diventata la nuova principale moneta d’oro per l’Europa e ha conservato il suo valore fino alla caduta di Costantinopoli nel 1453. Secondo Markus Kleinheyer, Senior Analyst del Flossbach von Storch Research Institute: “il solido fu praticamente il primo euro”. Nell’Europa centrale bisognerà aspettare Carlomagno per una coniazione unificata. Il sistema monetario era dominato dall’argento, anche se occasionalmente l’imperatore fece coniare monete d’oro seguendo la tradizione romana.

Età moderna: carta moneta e sistema aureo

Numerose invenzioni accompagnano la nascita dell’età moderna. Tra le più importanti c’è la prima banconota, nata a metà del XVII secolo per necessità in Svezia, quando le monete di rame iniziano a scarseggiare a causa della Guerra dei Trent’anni e della speculazione dei cittadini. Pochi anni dopo la banca che aveva emesso le banconote venne però nazionalizzata, in quanto aveva stampato una quantità di carta moneta superiore alle monete di rame effettivamente depositate. Più tardi seguirono problemi analoghi anche in altri paesi. Come dimostra anche questo esempio, come riserva di valore l’oro vale più della carta.

Nel corso del XIX secolo i maggiori paesi industrializzati al mondo decisero di adottare il “gold standard”. Dopo la fondazione dell’Impero tedesco, nel 1873 venne introdotto il sistema aureo. Il valore della carta moneta e delle monete metalliche in circolazione era dato da una quantità fissa di oro. Fino allo scoppio della prima guerra mondiale la Banca centrale era tenuta, su richiesta, a convertire i certificati cartacei in monete d’oro.

Le guerre mondiali sospendono il gold standard

Durante le guerre mondiali gli Stati in conflitto sospesero il gold standard. Nel 1944 le potenze vincitrici stipulano gli accordi di Bretton-Woods, che stabiliscono la convertibilità del dollaro in oro secondo un rapporto di cambio fisso pari a 35 USD l’oncia. Gli USA si impegnano con i paesi aderenti a convertire i dollari in oro al tasso fissato, e questi ultimi dichiarano la parità tra la propria valuta nazionale e il biglietto verde. “C’era però un vizio strutturale”, spiega Kleinheyer, “perché l’emissione di dollari non era legata al volume di oro prodotto”. Nel 1971 gli Stati Uniti escono dall’accordo e nasce il sistema monetario di credito in vigore ancora oggi, che prevede tassi di cambio più o meno fluttuanti tra le varie divise nazionali.

XX e XXI secolo. l’oro come investimento e valuta di ultima istanza 

Persa la funzione di moneta, il rendimento del metallo giallo ha compensato l’inflazione e persino accresciuto il valore reale. Dal 1973 il prezzo dell’oro è più che decuplicato, crescendo a un tasso intorno al 5,5% l’anno contro il 4,0% annuo dell’inflazione USA, nello stesso periodo. 

Dal 2003 l’oro (investimento diretto/indiretto) è una componente della strategia d’investimento di Flossbach von Storch. All’inizio il principale motivo d’investimento era il crescente potere d’acquisto dei cittadini in alcuni paesi orientati al metallo giallo come India e Cina. L’oro beneficiava della globalizzazione e in effetti il prezzo si è poi moltiplicato nel decennio successivo, grazie anche alla forte domanda proveniente da questi Stati.

La crisi finanziaria suscita una grande domanda

Tuttaiva, dal 2007 al 2009 la domanda ha subito una Battuta d’arresto. Nel frattempo il prezzo dell’oro è raddoppiato passando da circa 600 a 1.200 dollari. Come mai? Per esempio anche perché fra il 2009 e il 2010 le banche centrali sono passate dall’essere venditori netti a compratori del metallo prezioso. Ma anche per un altro motivo: il fallimento di Lehman nel settembre del 2008 e la successiva crisi dei mercati finanziari hanno fatto impennare la domanda. Gli acquisti riguardavano soprattutto ETF ed ETC altamente liquidi, che dal 2008 al 2010 hanno registrato afflussi per 1.220 tonnellate essendo in gran parte garantiti dall’oro fisico.

Oggi, in Flossbach von Storch, l’oro funge soprattutto da valuta di ultima istanza dato che offre una copertura dai rischi noti e meno noti del sistema finanziario, in particolare dalle possibili conseguenze della politica monetaria ultra-accomodante delle banche centrali.

Il futuro: criptovalute basate sull’oro?

“Come in passato, l’oro potrebbe ricoprire un ruolo importante anche per le valute del futuro”, scrive Kleinheyer nel suo studio. Ad esempio, il bitcoin è nato dalla crisi finanziaria a partire dal 2007. Proprio come per il metallo giallo, la quantità totale dei bitcoin è limitata e indipendente dalla volontà politica di chi stampa moneta.

Se si usa la tecnologia blockchain per creare direttamente denaro e trasferirlo sui conti degli utilizzatori, i costi di transazione si abbassano. Un sistema aureo potrebbe garantire la conservazione del valore delle nuove monete digitali e mitigare le brusche oscillazioni dei corsi tipiche delle attuali criptovalute. L’oro è denaro – anche se conservato in banche dati digitali.


Fonte: studio „Altes Geld in neuen Schläuchen“ del Flossbach von Storch Research Institute

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