27.03.2020 - Flossbach von Storch

Resilienza in un mondo fragile


Resilienza in un mondo fragile
Kurt von Storch

Le turbolenze delle borse stanno destabilizzando molti investitori. Kurt von Storch, Philipp Vorndran e Thomas Lehr spiegano come Flossbach von Storch sta affrontando la crisi del coronavius.

THOMAS LEHR: Il nuovo coronavirus minaccia la nostra salute e la nostra economia. In molti paesi, le persone sono costrette a rimanere a casa. Hai già vissuto una situazione simile, Philipp?f

PHILIPP VORNDRAN: No, mai. È una situazione del tutto nuova. Un terreno inesplorato. Ma non avevamo forse detto la stessa cosa anche all’inizio della crisi finanziaria del 2008/2009? O nel 1987 quando in un solo giorno Wall Street era crollata addirittura del 20%? Ogni crisi è a sé. Ma il mondo va avanti. Quindi bisognerebbe reagire in modo adeguato anche alla crisi del coronavirus, tenendo sempre bene a mente una visione d’investimento strategica globale a lungo termine. Il nostro compito principale consiste nel preservare e accrescere il patrimonio dei clienti. In questo non è cambiato nulla.

THOMAS LEHR: Partiamo dalla base. La crisi del coronavirus presenta delle sfide molto pratiche. Cosa abbiamo fatto nelle ultime settimane e negli ultimi giorni perché l’azienda sia preparata al meglio ad affrontarle?

KURT VON STORCH: Abbiamo adottato ampie misure preventive, per riuscire a garantire la piena continuità operativa anche nel caso in cui le circostanze dovessero inasprirsi. Intendiamo continuare a comunicare in modo affidabile ed essere il più trasparenti possibile nei confronti dei nostri clienti. Da metà marzo, la maggior parte dei nostri dipendenti in Germania lavora da casa, in altri paesi come in Italia anche prima, dove sono state predisposte per loro postazioni ad hoc. E poi possiamo contare su uffici sostitutivi. Tutte le principali funzioni sono state per lo meno raddoppiate e vengono assolte in diverse sedi. In tal senso, va detto che gli analisti e i gestori di portafoglio non dispongono solo di un computer portatile, ma, ad esempio, di tutti i tool Bloomberg necessari. A casa dei nostri trader abbiamo allestito sistemi di negoziazione pienamente funzionanti. Grazie a questi prerequisiti tecnici, possiamo garantire decisioni d’investimento sempre ponderate e implementate con la massima efficienza. Per farlo però serve anche una mente libera. E il nostro modello è indipendente, sin dalla fondazione dell’azienda. Come società che si occupa puramente di gestione patrimoniale, possiamo concentrarci sulle decisioni d’investimento, senza preoccuparci di nient’altro. Flossbach von Storch AG è inoltre molto solida. Gli afflussi proseguono a un buon ritmo, soprattutto nei nostri fondi flagship, che dall’inizio del 2020 stanno continuano a riscuotere l’attenzione degli investitori, anche nelle settimane della crisi. Questo interesse si deve da un lato alla nostra reputazione e, dall’altro lato, alla capacità che abbiamo dimostrato nel tempo di superare relativamente indenni le crisi. Sebbene i mercati si stiano muovendo fortemente al ribasso, siamo sulla stessa barca dei nostri clienti. Infatti, sia il mio patrimonio privato che quello di Bert Flossbach sono investiti quasi totalmente nei nostri fondi. E lo stesso vale per la maggior parte dei nostri collaboratori, che hanno acquistato quote dei fondi o partecipano a piani di risparmio. Tutti perseguiamo lo stesso obiettivo, cioè ottenere una performance ragionevole.

PHILIPP VORNDRAN: Eppure molti si chiedono cosa avverrà con il posizionamento dei fondi?

THOMAS LEHR: Siamo entrati nella spirale discendente con un atteggiamento difensivo, come dimostrano anche le componenti azionarie relativamente basse. Questi titoli erano difficili da vendere prima della crisi. Molti clienti mi hanno chiesto spesso perché la nostra quota azionaria non fosse del 90%. Lo stesso Warren Buffett è stato fortemente criticato dai media dell’epoca per la sua ampia posizione di liquidità.

PHILIPP VORNDRAN: È vero. Eppure, nella fase borsistica apparentemente così meravigliosa, durata fino a metà febbraio, i prezzi sono saliti parecchio. Soprattutto da inizio anno, ci sembra che il rapporto di rischio/rendimento a breve termine di molte azioni sia peggiorato, motivo per cui abbiamo apportato adeguamenti tattici nei portafogli. Successivamente, nella fase ribassista, siamo diventati ancora più scettici e abbiamo rafforzato le strategie di copertura.

THOMAS LEHR: Alcuni sostengono che sia “prociclico” diventare più cauti in un mercato in calo. A me sembra invece più pragmatico, oltre a rappresentare attualmente anche un vantaggio molto importante dei fondi gestiti attivamente rispetto agli ETF, cioè ai fondi indicizzati negoziati in borsa. È proprio nelle fasi critiche del mercato che i gestori di portafoglio come noi possono dimostrare di cosa sono capaci. Il rapporto di rischio/rendimento cambia costantemente e con esso anche il posizionamento. Al momento la situazione cambia giorno per giorno e noi dobbiamo agire di conseguenza.

PHILIPP VORNDRAN: Ora non serve intestardirsi, perché si presume che fra dieci anni la crisi sarà passata. Al contrario, in queste fasi storiche del mercato azionario bisogna chiedersi come agiranno gli altri operatori; ad esempio, chi avrà bisogno di liquidità e quindi sarà costretto a vendere. Questo è il momento opportuno per adottare un approccio ancor più difensivo, anche se si tratta certamente di una posizione temporanea.

THOMAS LEHR: Mi meraviglio sempre quando gli operatori o gli analisti elaborano previsioni sui livelli che raggiungeranno i mercati finanziari nelle prossime settimane, per poi spiegare come intendono agire. Sono stime fini a se stesse, anche solo per il fatto che si basano sulle conoscenze del momento, mentre tutti noi stiamo imparando ad affrontare la situazione giorno per giorno. Ecco perché noi non seguiamo alcun algoritmo. Ovviamente abbiamo un piano ben definito, una filosofia d’investimento, che si basa sul “Flossbach von Storch–Pentagramm” e sulla nostra visione interna del mondo degli investimenti. Le decisioni tattiche non sono quindi del tutto inutili, ma vanno prese con il necessario pragmatismo. E soprattutto, non bisogna mai perdere di vista la strategia a lungo termine.

PHILIPP VORNDRAN: A questo proposito, è molto utile il fatto che da settimane siamo in contatto quasi quotidianamente con Shenwei Li, la nostra analista a Shanghai, e con Walter Sperb, il nostro Strategist del mercato dei capitali a Milano. Grazie alle loro informazioni ci siamo già fatti un’idea dei provvedimenti che i governi stanno adottando per contenere la pandemia. È importante valutare per tempo le possibili conseguenze. Quando le misure di governo e quelle di politica monetaria raggiungeranno il picco, è probabile che il mercato non sarà più così “bearish”, cioè pessimista.

THOMAS LEHR: Ogni giorno è quindi necessario soppesare le opportunità che si presentano a lungo termine rispetto ai rischi a breve termine. Perché molti investitori sono meno pazienti di noi, che abbiamo un orizzonte di cinque o sette anni. E così ultimamente si sentono spesso queste tre frasi, oggi più che mai vere: “Non è possibile prevedere le tempistiche del mercato”, “Bisogna pensare a lungo termine” e “Il punto più basso non è mai all’inizio”. Quasi sempre queste affermazioni sono seguite da una domanda: “Secondo voi cosa ci riserverà il futuro?” Questo però – almeno a breve termine – non lo sa nessuno.

PHILIPP VORNDRAN: A lungo termine, invece, si presenteranno sicuramente delle opportunità, e non solo dal punto di vista azionario. Secondo il nostro gestore di fondi obbligazionari, Frank Lipowski, già adesso sta emergendo un’ampia gamma di possibilità. E lo stesso potrebbe accadere, a nostro avviso, anche per le obbligazioni convertibili. Per uno strumento d’investimento come i nostri portafogli multi-asset, che possono spaziare su tutte le classi di attività negoziabili, si stanno attualmente aprendo diverse interessanti opportunità. Inoltre, già da anni ci concentriamo su aziende che, come “Ercolini sempre in piedi”, hanno abbastanza potenziale per rialzarsi dopo una tempesta. È proprio in queste società di qualità che intendiamo investire, sottoscrivendone le obbligazioni o le azioni, a seconda di quali offrono le prospettive più allettanti. Anche la nostra posizione di liquidità ha dato i suoi frutti, garantendoci la flessibilità necessaria per istituire coperture e sfruttare le nuove opportunità.

THOMAS LEHR: Senza dimenticare che l’oro rimane la nostra “assicurazione antincendio” in un sistema finanziario sempre più fragile. Da molti anni ci occupiamo di investimenti a lungo termine, il che implica anche delle crisi. È stato in proprio in quei periodi che abbiamo sviluppato il “Flossbach von Storch-Pentagramm”, che si riflette nel logo aziendale e descrive la nostra filosofia d’investimento.

KURT VON STORCH: La nostra filosofia d’investimento affonda le sue radici negli anni dal 2000 al 2003. C’è qualcosa nella situazione attuale che mi ricorda quel periodo. All’epoca, dopo una fase di euforia, era dapprima scoppiata la bolla tecnologica e due anni dopo l’indice azionario tedesco Dax è crollato, perdendo quasi il 70%. Sotto il peso di queste elevate contrazioni sui mercati azionari, è nata la nostra strategia. L’obiettivo era (ed è) conservare il potere d’acquisto del patrimonio a medio-lungo termine, anche nei periodi di crisi. Il pilastro portante è il nostro “Flossbach von Storch-Pentagramm”, cinque linee guida che ispirano ogni decisione d’investimento. Negli anni successivi, la strategia si è dimostrata valida e ci ha aiutato soprattutto a superare relativamente illesi la crisi finanziaria del 2008/2009. In ultima analisi, l’obiettivo è sempre quello di limitare le perdite nelle fasi di ribasso, per tornare a guadagnare in quelle di ripresa. Anche adesso il “Pentagramm” mi tranquillizza.

THOMAS LEHR: E di sicuro anche ai nostri investitori attualmente fa bene un po' di “tranquillità”. Puoi spiegarci brevemente in cosa consiste il “Flossbach von Storch-Pentagramm”?

KURT VON STORCH: Anche se abbiamo avuto qualche giorno borsistico difficile, sono ottimista, perché i nostri portafogli sono diversificati e gli investimenti hanno un orientamento ragionevole. E soprattutto abbiamo selezionato titoli di qualità. Nei portafogli dei nostri clienti non ci sono aziende fortemente indebitate o con elevati oneri pensionistici. I business model scelti rimarranno verosimilmente solidi anche in situazioni ostiche. Abbiamo fatto in modo di disporre tempestivamente di liquidità sufficiente per poter reagire con la dovuta flessibilità. Inoltre prestiamo sempre attenzione al profilo di rischio/rendimento degli investimenti, che dev’essere interessante. È per questo che ci siamo approcciati alla crisi in modo difensivo. Naturalmente, alla luce delle ingenti perdite subite dai mercati, il profilo di rischio/rendimento è tornato a migliorare negli ultimi tempi. La combinazione di questi cinque punti accompagna da anni il nostro operato quotidiano. E nelle precedenti crisi ci è stata molto d’aiuto, motivo per cui ritengo che potremo farvi affidamento anche questa volta.

PHILIPP VORNDRAN: Quindi possiamo dire: stiamo agendo in modo pragmatico come azienda e nei fondi, ma rimaniamo fedeli alla nostra filosofia d’investimento. Anche questa crisi finirà prima o poi e ne parleremo tutti tra dieci anni, così come oggi parliamo della crisi finanziaria. Ci aspetta un periodo tosto, che richiederà grande impegno da parte di ognuno di noi. Ma supereremo questa situazione e faremo del nostro meglio affinché i nostri clienti possano continuare a raggiungere i loro obiettivi finanziari anche in futuro.

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