08.07.2021 - Simon Jäger

Oro puro


Oro puro

Il metallo prezioso è una componente importante di molti portafogli misti. Ma che dire della sua sostenibilità? Ecco un’analisi.

Per quasi due anni il prezzo dell’oro è aumentato, alimentato fra l’altro dallo scoppio della pandemia globale. Da alcuni mesi, invece, è tornato a scendere. Noi monitoriamo molto attentamente queste oscillazioni temporanee dei prezzi, pur considerando l’oro soprattutto un investimento strategico, che dimostra da millenni il suo valore proprio in tempi di crisi.

Il metallo prezioso è una componente imprescindibile della nostra strategia d’investimento orientata al lungo termine. Lo consideriamo una sorta di assicurazione, che protegge il valore del patrimonio nei periodi difficili: dalle crisi finanziarie e di governo, dall’iperinflazione, dalla perdita di fiducia nel sistema monetario. In un’ottica di lungo termine, le nostre aspettative di rendimento corrispondono alla rivalutazione monetaria. Niente di più, ma neanche niente di meno.

Oltre a questa posizione strategica in oro sotto forma di lingotti o – se le linee guida d’investimento non consentono altrimenti – come titoli negoziati in borsa (Exchange Traded Commodities, ETC), vale talvolta la pena aggiungere anche “azioni aurifere”, anche se rispetto ai lingotti, queste partecipazioni in società minerarie che estraggono oro possono essere soggette a rischi aggiuntivi.

I LATI OSCURI DELL’ORO

A livello di strategia d’investimento, l’oro svolge quindi un ruolo importante. Ma come si comporta in fatto di sostenibilità? Oggigiorno l’estrazione dell’oro è un processo complesso, perché il metallo prezioso si trova quasi esclusivamente incastonato nella roccia. Così l’attività estrattiva finisce sempre più spesso sulle prime pagine dei giornali per i danni a lungo termine che può causare agli ecosistemi circostanti e alle persone che ci vivono.

Anche noi siamo convinti che le sfide ambientali, sociali e societarie siano enormi, motivo per cui, come investitori, ci impegniamo attivamente ad implementare e diffondere nelle miniere gli standard di sostenibilità occidentali. Nella scelta dei lingotti d’oro ci affidiamo a uno dei principali rating di sostenibilità.

SOLO LINGOTTI DI SOCIETÀ CERTIFICATE

Circa il 10 % del patrimonio dei nostri portafogli multi-asset è investito in oro: una quota piuttosto rilevante. Per questo stabiliamo dei requisiti molto elevati per l’oro fisico che deteniamo generalmente a lunghissimo termine sotto forma di lingotti nei nostri portafogli, o più precisamente nelle cassette di sicurezza di due banche svizzere. Nel caso dei lingotti depositati per conto dei nostri clienti, nonché dei certificati aurei, ci affidiamo esclusivamente a partner conformi alla Responsible Gold Guidance della London Bullion Market Association (LBMA). Scopo di questa direttiva è impedire che l’oro contribuisca a violazioni sistematiche o diffuse dei diritti umani, al riciclaggio di denaro o al finanziamento di conflitti o del terrorismo. Inoltre, i nostri fornitori rispettano anche le linee guida precedenti stabilite dal Good Delivery Standard della LBMA, che garantiscono la purezza e l’autenticità dei lingotti.

IMPLEMENTAZIONE DEGLI STANDARD OCCIDENTALI A LIVELLO MONDIALE

Come azionisti in società minerarie, siamo profondamente impegnati affinché le aziende in cui investiamo fissino obiettivi di ampia portata per ridurre il proprio impatto ambientale e utilizzare le risorse in modo coscienzioso, oltre ad assumersi le dovute responsabilità sociali e societarie. Ecco perché promuoviamo attivamente la trasparenza nella catena del valore e soprattutto la conformità globale agli standard (ESG) internazionali che, a nostro avviso, dovrebbero trovare applicazione anche negli angoli più remoti del pianeta. Durante i contatti regolari con le società minerarie, cerchiamo di esercitare la nostra influenza in qualità di azionisti. L’anno scorso abbiamo inviato una lettera ai consigli di amministrazione di tutte le compagnie minerarie in cui investiamo, promuovendo un sistema di valori condiviso e ribadendo il nostro sostegno alle misure esistenti e al loro ulteriore sviluppo.

Sono ormai alcuni anni che il settore si sta muovendo in questa direzione. In molti ambiti, esistono già delle condizioni quadro per verificare l’attuazione degli standard internazionali, come i Responsible Gold Mining Principles (RGMPs) del World Gold Council (WGC), gli standard GRI (Global Reporting Initiative) o la Taskforce on Climate-related Financial Disclosures (TCFD). Se una delle compagnie minerarie in cui investiamo o vorremmo investire si rifiutasse di rispettare tali standard senza un valido motivo, per noi sarebbe un motivo di esclusione dall’universo d’investimento. Di primo acchito, queste norme potrebbero suonare piuttosto astratte. Quali sono quindi i loro obiettivi concreti?

PROTEZIONE SISTEMATICA DELL’AMBIENTE E GESTIONE IDRICA

In tutto il mondo, i progetti minerari sono spesso accompagnati da notevoli conseguenze ecologiche a lungo termine, causate da perdite nei bacini di ritenzione, da una gestione negligente dell’acqua o dalle attività estrattive di superficie a elevato sfruttamento del suolo.

Dalle aziende in cui investiamo pretendiamo un’integrazione sistematica degli obiettivi ambientali e miglioramenti costanti e tangibili su questo fronte, anche in termini di smantellamento delle miniere. Non è tutto: le risorse idriche scarseggiano sempre più. Le società in cui investiamo sono quindi impegnate a ridurre progressivamente i loro consumi, spesso elevati, legati alle attività estrattive e a riciclare la maggior parte se non la totalità delle acque reflue. Inoltre ricorrono sempre più di frequente alle energie rinnovabili per ridurre le loro emissioni di CO2.

La norma indipendente ISO – Standard Environmental Management Systems (ISO 14001) fornisce in tal senso un quadro di riferimento e di verifica che le nostre società partecipate devono rispettare.

Particolarmente critico è anche l’uso del cianuro altamente tossico. Poiché l’oro si trova quasi esclusivamente legato alla roccia, il cianuro è considerato un metodo efficiente per estrarlo, ma non deve assolutamente finire nell’ambiente. La manipolazione di questa sostanza chimica è pericolosa anche per gli stessi lavoratori, motivo per cui tutte le nostre società partecipate si impegnano a rispettare l’International Cyanide Management Code (ICMC), sviluppato sotto l’egida del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) per assicurare un utilizzo sicuro dei prodotti chimici.

ELEVATI REQUISITI DI PROTEZIONE SUL LAVORO E INTEGRITÀ

Le miniere sono ambienti di lavoro dinamici e molto complessi, che implicano l’utilizzo di attrezzature pesanti e sostanze nocive. Per questo motivo sono considerate zone ad alto rischio, dove il rispetto di standard di sicurezza elevati e di processi precisi è d’importanza vitale. Ecco perché tutte le società in portafoglio offrono ai loro dipendenti una formazione regolare, effettuano un monitoraggio costante e una valutazione continua dei rischi in loco e si impegnano a migliorare continuamente la sicurezza sul lavoro. In tal senso si orientano allo standard ISO – Occupational Health and Safety (ISO 45001), che descrive i requisiti di un buon sistema di gestione della salute e della sicurezza sul lavoro.

Non è tutto: spesso le miniere si trovano nelle regioni più remote della terra e si estendono su territori con culture diverse. Alcune sono situate in paesi con governi e regimi instabili, dove il tasso di povertà e criminalità è estremamente elevato. In questi casi, una gestione aziendale integerrima e il massimo rispetto per la popolazione locale, sono fattori imprescindibili.

Tutte le aziende in portafoglio adottano una politica di tolleranza zero nei confronti della corruzione. Inoltre, operano all’insegna del Conflict-Free Gold Standard (CFGS), che monitora regolarmente e previene ogni forma di finanziamento di gruppi armati o violazioni dei diritti umani. Si impegnano anche a sostenere le comunità locali, investendo in progetti infrastrutturali e nei sistemi sanitari e scolastici e dando lavoro preferibilmente agli abitanti della regione e del paese in cui si trova la miniera.

Dopotutto, l’estrazione dell’oro è fonte di sostentamento per milioni di persone in tutto il mondo. Tuttavia, l’attività estrattiva artigianale e su piccola scala (ASM) pone spesso sfide particolari in termini di sostenibilità. Per scindere le particelle d’oro, infatti, viene usato di frequente mercurio a basso costo, che è altamente tossico per l’uomo e per l’ambiente e, in mancanza di sistemi di filtraggio, finisce nei corsi d’acqua. Inoltre, molte gallerie sono poco sicure e il numero di incidenti sul lavoro è altissimo. Non di rado si ricorre anche al lavoro minorile. Alcune delle maggiori compagnie minerarie si stanno quindi prodigando con le comunità locali e le ONG specializzate affinché le “comunità ASM” trovino metodi alternativi per guadagnarsi da vivere.

PERCHÉ NON CI BASIAMO SUI RATING PREVALENTI

La valutazione degli aspetti di sostenibilità di un’azienda è parte integrante del nostro processo di analisi. I criteri ecologici e sociali, come pure la buona governance aziendale (ESG), sono fondamentali anche per soppesare i rischi e le opportunità delle compagnie minerarie.

Tuttavia, la nostra valutazione della sostenibilità può discostarsi dai rating ESG prevalenti. Infatti, è vero che tali classificazioni dovrebbero fungere da orientamento per gli investitori, ma a nostro avviso capita spesso che non vengano aggiornate tempestivamente. Ad esempio quando un’azienda subisce un cambio di gestione, il che comporta anche un cambio delle sue priorità in fatto di sostenibilità. Noi invece manteniamo un dialogo attivo e diretto con le società incluse in portafoglio e continueremo ad esercitare la nostra influenza in qualità di azionisti affinché vengano elaborati standard di sostenibilità da applicare a livello globale. Perché nemmeno l’oro più puro può nascondere con il suo luccichio la distruzione dell’ambiente e della salute.

 

Simon Jäger è Gestore di portafoglio in Flossbach von Storch AG.

 

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