19.02.2020 - Flossbach von Storch

“Oggi gli interessi sono una tassa sui risparmi”


Può sembrare un controsenso, ma oggi gli interessi sono praticamente inesistenti. Thomas Mayer ci spiega le conseguenze per imprese, mercati e privati.

Signor Mayer, secondo Lei lo Stato usa gli interessi per applicare un’imposta sui risparmi. Che cosa intende di preciso?
Intendo dire che gli interessi, oltre a non fruttare più nulla, sono diventati una specie di tassa. Oltre alle mille altre imposte prelevate dallo Stato nel corso del tempo, questa ci arriva sotto forma di interesse negativo e colpisce i risparmi che gli diamo in prestito. E lo Stato non è l’unico a beneficiarne. 

Gli economisti rispondono che oggi il tasso d’interesse dev’essere per forza negativo, perché lo esige il quadro economico.
Secondo gli economisti esiste un tasso d’interesse “naturale”, un concetto teorico visibile solo attraverso la lente di un modello economico. Peccato però che il modello attuale non consideri il ruolo di banche e banche centrali nel creare moneta tramite i crediti, né la funzione del mercato dei capitali nel valutare i prezzi delle attività. Quindi la lente mostra un’immagine un po’ distorta... 

Può spiegarsi meglio?
Se l’inflazione rimane bassa perché c’è poca crescita, il modello segnala un calo dell’interesse “naturale” e suggerisce alla Banca centrale di abbassare i tassi. Ma non considera che le banche, erogando crediti, creano nuovo denaro che serve a finanziare investimenti reali e finanziari, alimentano i sovrainvestimenti e si può generare un’inflazione dei prezzi delle attività. Io ho imparato a prendere con le pinze i modelli economici. Il modello attualmente in uso non ha previsto né la crisi finanziaria né le relative ripercussioni. Quindi perché dovremmo continuare a fidarci?  

Cos’è per Lei il tasso d’interesse?
In sostanza il tasso d’interesse è il prezzo per il tempo che passa, cioè la ricompensa per il fatto di rinunciare al consumo oggi per poter consumare di più domani. Almeno, una volta era così. Nel frattempo il mondo si è forse messo a girare al contrario? Non mi pare. 

Che funzione ha il tasso d’interesse?
Ha una funzione di guida. Quando rinunciare al consumo costa caro, allora si risparmia poco e si accumula poco capitale. Viceversa quando il sacrificio costa poco.  

E quando l’interesse è negativo?
È un paradosso. Il tasso d’interesse è per definizione il prezzo del tempo. Non può diventare negativo in modo naturale, perché il tempo è una risorsa limitata e preziosa per ogni essere umano e per l’umanità in generale. Che io sappia non c’è mai stata, nella storia dell’uomo, un’altra epoca con interessi negativi. Ad ogni modo la storia dimostra che, all’inizio di una nuova era, gli interessi sono bassi perché si guarda con fiducia al futuro, mentre verso la fine di un’epoca i tassi si alzano perché si nutrono meno speranze nel futuro e si preferisce vivere alla giornata. 

E come siamo arrivati ai tassi negativi di oggi?
Bella domanda! Prendiamo ad esempio l’esperienza della mia generazione. Fino all’inizio degli anni ‘80 gli interessi tendevano a salire, negli Stati Uniti sono arrivati al 20%. Poi, nei decenni successivi hanno iniziato a diminuire e non si sono più fermati. Dal 2014 i titoli di Stato tedeschi hanno rendimenti negativi. Ma le condizioni di vita non sono cambiate così tanto da spiegare un crollo così rovinoso dei tassi. La responsabilità è piuttosto delle banche centrali, che controllano la creazione del nostro credito facendo leva sul tasso d’interesse. 

Quindi sarebbe un fenomeno politico, generato dai burocrati…
…che va praticamente contro ogni buon senso. 

Quali conseguenze può avere una simile situazione?
In questo momento il mondo dell’interesse “innaturale” che noi stessi abbiamo creato è in piena esplosione. Non vale più la pena accumulare capitali per risparmiare e poter consumare di più in futuro. Sembra che non ci siano limiti all’indebitamento. L’interesse non funge più da meccanismo di distribuzione dei pochi risparmi disponibili su progetti redditizi. La nuova liquidità creata da banche centrali e istituti di credito segue le mode passeggere degli investimenti. 

Dal punto di vista di un privato facoltoso, queste analisi sono un po’ inquietanti.
Questo squilibrio lo hanno sicuramente notato già in molti, in modo più o meno consapevole. Perché chiunque abbia un po’ di buonsenso (economico) sa bene che nella vita non c’è niente di gratis. Quando il mondo dei sogni scoppierà come una bolla di sapone, sarà importante detenere investimenti di valore sul lungo periodo. 

In passato è già capitato di avere un’inflazione superiore al tasso d’interesse: quindi i tassi reali negativi non sono una novità assoluta?
Come dicevo, fino al 2014 in Germania non c’erano mai stati tassi negativi, né per i risparmiatori, né per le banche. In passato sì, a volte l’inflazione ha superato il tasso nominale, ma è sbagliato parlare di tasso reale negativo. Il tasso reale non è dato dal tasso nominale meno il tasso d’inflazione presente nello stesso periodo, ma piuttosto dal tasso nominale meno il tasso d’inflazione atteso. A volte l’inflazione ha colto di sorpresa le persone. Se l’avessero prevista, avrebbero preteso un tasso nominale più alto. 

E oggi la BCE lo impedirebbe.
Siamo a una svolta epocale. Una volta si sapeva che risparmiare significava rinunciare temporaneamente al consumo. E si partiva dal presupposto di rimandare i piani di consumo solo se ne valeva la pena. 

Signor Mayer, La ringraziamo per la disponibilità.

 

Il Professor Thomas Mayer è Amministratore e Fondatore del Flossbach von Storch Research Institute.

 

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