11.09.2020 - Elmar Peters

“Le Banche centrali e i governi vanno all-in”


“Le Banche centrali e i governi vanno all-in”
Elmar Peters

Di recente, gli indici azionari globali sono schizzati a nuovi record storici – nonostante o forse proprio per il Covid-19. Elmar Peters, gestore del fondo Flossbach von Storch - Multi Asset - Defensive, ci racconta di questi mesi turbolenti e di cosa potrebbe esserci ancora in serbo per gli investitori.

Al crollo ha fatto seguito una rapida ripresa delle borse: i mercati dei capitali hanno già superato la crisi del coronavirus?

Non ne sarei così sicuro. “Superato” suona come se si escludesse una futura ricaduta, il che chiaramente non è detto. Certo, alla luce dei massicci aiuti forniti dalle banche centrali e dai governi, difficilmente i mercati torneranno ai minimi di marzo.

Come ha vissuto questo periodo in qualità di gestore di fondi?
Logicamente è stato un periodo molto duro. Finora non si era mai verificata una crisi simile. La chiusura dell’economia, i lockdown, l’interruzione di importanti catene di fornitura. Senza dimenticare gli aspetti psicologici e l’incertezza sulla durata della pandemia.

Quest’ultimo punto è ancora poco chiaro, eppure le quotazioni stanno aumentando...
Ultimamente le prospettive sono meno incerte. Sappiamo di più sul virus e sull’efficacia delle varie opzioni di trattamento. E sappiamo anche che le banche centrali, come pure i governi, hanno deciso di andare “all-in” – qualunque cosa significhi.

Come ha gestito il fondo negli ultimi mesi?
In realtà avevamo già deciso abbastanza presto, attorno a fine febbraio, di coprire sistematicamente il portafoglio dalle perdite valutarie. Questo ci ha permesso di ammortizzare il crollo drastico. Molto più difficile è stato decidere quando iniziare a revocare tali coperture. E lì, purtroppo, abbiamo agito con un po’ di ritardo, subendo già qualche perdita a livello di rendimenti.

Perché non siete intervenuti subito?
Semplicemente non potevamo immaginare che i mercati si sarebbero ripresi così rapidamente da una crisi di tale portata, né che le banche centrali avrebbero revocato tutte le restrizioni, in una mossa quasi concertata. O ancora che alcuni governi avrebbero temporaneamente sospeso leggi come quella sull’insolvenza e altri versato ai disoccupati indennità superiori al loro precedente reddito.

Guardiamo avanti: cosa si aspetta da qui a fine anno?
In questo caso, nulla, perché tre o quattro mesi non rappresentano a nostro avviso un periodo sufficiente per fare riflessioni. Noi pensiamo in anni, non in giorni, settimane o mesi. È la lungimiranza che conta. Si tratta di riconoscere le principali tendenze, non di perdersi negli altri e bassi quotidiani.

Allora come descriverebbe le tendenze più importanti?
Un esempio è l’indebitamento mondiale. Fondamentalmente non è un nuovo sviluppo, ma il Covid-19 ha impresso una forte accelerazione a questa tendenza. E nel lungo termine, i debiti si ripagano solo se i tassi rimangono bassi. È in quest’ottica che si inserisce il recente annuncio del governatore della Federal Reserve statunitense, Jerome Powell, di voler sostituire il target d’inflazione della Fed – attualmente di circa il 2% – con un obiettivo basato sul livello dei prezzi.

Può spiegarsi meglio?
Se l’inflazione rimane per lungo tempo al di sotto del target, come avvenuto negli ultimi anni, in futuro potrebbe “superare” quello stesso target e anche per un lasso di tempo maggiore. Ecco perché sarà sempre più improbabile assistere a cospicui aumenti dei tassi d’interesse.

Cosa significa per gli investitori?
Per gli investitori significa che diventerà sempre meno redditizio tenere il denaro su un conto di risparmio, esposto inerme all’inflazione.

Non va molto meglio nell’obbligazionario. Il vostro fondo investe una quota importante del patrimonio in obbligazioni…
Sì e no. Sì, perché è vero che il fondo investe in gran parte in obbligazioni che dovrebbero contribuire a stabilizzare il portafoglio appunto difensivo. No, perché il mercato obbligazionario non sta andando poi così male. Anche se sicuramente è cambiato. In un mondo senza tassi d’interesse, è diventato semplicemente più difficile ottenere rendimenti decenti dai titoli obbligazionari, perché le cedole hanno praticamente perso tutto il loro valore. Ecco perché bisogna cercare altre componenti di reddito, ad esempio i potenziali rialzi delle quotazioni o le rivalutazioni monetarie, senza dimenticare la duration. Dietro un’obbligazione c’è molto più margine di rendimento della sola cedola. Certo, oggi bisogna cercare con più attenzione e tollerare meglio le oscillazioni dei prezzi. Quelle purtroppo ci saranno sempre: bisogna farsene una ragione. Oltre alla componente obbligazionaria, importanti sono anche l’esposizione azionaria e l’oro: le “polizze assicurative” del nostro portafoglio. Una cosa infatti è chiara: per ottenere rendimenti discreti nel lungo termine, servono beni materiali liquidi e di buona qualità.

Può essere più concreto? Com’è composto ora il portafoglio? Avete apportato grosse modifiche nelle ultime settimane?
Abbiamo notevolmente ridimensionato le coperture, pur mantenendole tramite futures su indici per circa il 3% del volume del fondo. La quota azionaria lorda si aggira attorno al 34% ed è quindi prossima alla soglia massima. La componente obbligazionaria è invece di circa il 48%. Infine, l’oro, non fisico, equivale al 9,5%.

Che azioni ci sono al momento in portafoglio? Titoli tecnologici?
Noi cerchiamo essenzialmente di individuare le società che non solo riusciranno a superare in qualche modo la crisi del coronavirus, ma ne usciranno addirittura rafforzate. Oltre al tema dell’indebitamento di cui ho già parlato, anche la digitalizzazione è un’altra tendenza che ha ottenuto un forte slancio dal Covid-19. E la cosa non riguarda solo il settore tecnologico, ma anche le società di altri segmenti. Gran parte dell’esposizione azionaria è rappresentata da realtà legate ai beni di consumo.

Nel complesso, quindi, il 2020 sarà comunque un anno positivo per gli investitori?

Generalmente preferisco non fare questo tipo di pronostici. Nessuno può sapere cosa accadrà nei prossimi mesi. Meglio quindi non suscitare false aspettative. Ma in un’ottica a lungo termine, ci sentiamo comunque molto a nostro agio con il posizionamento attuale.

Elmar Peters è Portfolio Manager e Co-responsabile del Team Multi-Asset di Flossbach von Storch AG a Colonia. 

 

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+ L’investimento in attività denominate in valute estere può influire in modo positivo sui singoli valori per via delle oscillazioni dei tassi di cambio.

+ Possono essere utilizzati derivati al fine di incrementare i rendimenti potenziali.

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