09.06.2020 - Elmar Peters

Investire a mente fredda


Investire a mente fredda

Non lasciarsi prendere dal panico e investire con regolarità: è questo il segreto degli investitori privati nei periodi di difficoltà delle borse. Lo dimostra un’analisi sui maggiori crolli dei prezzi degli ultimi cento anni.

La crisi del coronavirus sta alimentando il pessimismo in tutto il mondo. Anche sui mercati finanziari, molti investitori sono stati e sono disorientati. Ma coraggio: è proprio in tempi di crisi che bisogna mantenere con fiducia alla propria strategia d’investimento. Uno sguardo al passato lo dimostra: già durante la crisi finanziaria del 2008/2009, con i prezzi azionari in caduta libera, i mercati hanno dapprima subito perdite ma poi, dopo poco meno di tre anni, hanno superato il punto di minimo. Nei successivi undici anni di rialzo, molti investitori si sono pentiti di non aver acquistato quando le quotazioni in borsa erano ancora molto basse.

E questo non è un caso isolato: in generale, da un secolo a questa parte, i mercati azionari si sono ripresi dai crolli più disastrosi nell’arco di pochi anni. Solo dopo il crack del 1929, che ha decretato l’inizio della crisi economica mondiale, ci sono voluti ben 24 anni per i mercati prima di tornare ai picchi precedenti. Ma nel frattempo c’è stata anche una guerra mondiale.

Investire con regolarità nonostante le incertezze

Quando i prezzi scendono, nessuno sa qual è il momento migliore per investire, visto il rischio sempre incombente di ulteriori ribassi. In queste fasi di incertezza, quindi, gli investitori dovrebbero suddividere i propri capitali in somme più contenute e investire nel mercato azionario con regolarità e in piccole tranche. Anche se il bilancio dovesse restare in rosso per un po’, la coerenza ripaga sempre. Come dimostrano chiaramente le crisi del passato, un crollo è finora sempre stato un buon momento per avviare un piano di risparmio in investimenti azionari. Infatti, chi investe con regolarità uno stesso importo, acquista automaticamente più titoli quando i prezzi sono bassi rispetto ai periodi di rialzo.

Un’analisi dei più importanti crolli dei prezzi registrati negli ultimi 100 anni dimostra quanto i piani di risparmio azionario si rivelino utili in tempi apparentemente difficili. A titolo di esempio abbiamo analizzato il caso di un investitore che versa la prima rata di un piano di risparmio mensile da cento euro – o 100 dollari US – il giorno dell’ultimo picco di borsa prima di un ribasso, quindi il momento peggiore per effettuare investimenti una tantum, visto che i mercati crollano il giorno successivo. Dopodiché il risparmiatore continua a investire costantemente finché i mercati azionari non raggiungono di nuovo i picchi precedenti. I calcoli non tengono conto di costi, inflazione o imposte né si basano su prodotti d’investimento concreti. Dopotutto, allo scoppio della crisi economica mondiale nel 1929 diverse soluzioni d’investimento – come ad esempio gli strumenti che replicano gli indici azionari – non esistevano ancora.

Un crollo di quasi il 40 % durante la crisi finanziaria

Settembre 2008: molti ricorderanno le immagini dei banchieri, con tanto di scatoloni sottobraccio, che lasciavano i loro uffici nello scintillante grattacielo della grande banca statunitense Lehman Brothers a New York. Era in corso la crisi finanziaria globale, che aveva già raggiunto il suo apice. A conti fatti, dopo l’ultimo picco massimo di maggio, il 2008 è stato l’anno peggiore per le azioni dagli anni ‘30 dello scorso secolo – con un crollo di quasi il 40 % per l’indice azionario MSCI World.

Ma cos’era successo? Dopo lo scoppio della bolla tecnologica, la Federal Reserve statunitense (Fed) aveva apportato massicci tagli ai tassi d’interesse, innescando un boom sul mercato immobiliare. Quando la Fed ha poi ricominciato ad alzare gradualmente i tassi nel 2004, i primi mutuatari si sono trovati in difficoltà. Nella maggior parte dei casi comunque riuscivano a vendere ancora bene le loro proprietà, visto che i prezzi degli immobili erano aumentati. A partire dal 2006, però, i conti hanno iniziato a non tornare, visto il crescente numero di debitori inadempienti. Di conseguenza, nel luglio 2008, il governo federale è dovuto intervenire per salvare i maggiori finanziatori immobiliari degli Stati Uniti: Fannie Mae e Freddy Mac. Questi colossi, anziché mantenere i crediti in bilancio garantendoli con capitale proprio, avevano raggruppato in “pacchetti” i crediti verso clienti con scarsa solvibilità (mutui subprime) con quelli di debitori migliori e li avevano poi venduti in tutto il mondo, principalmente alle banche. I titoli hanno rapidamente perso valore e sempre più istituti di credito sono stati inghiottiti nel vortice.

Per gli investitori che avevano puntato sulle azioni globali, l’ultimo picco del 19 maggio 2008 si è poi rivelato un momento particolarmente sfavorevole per acquistare. Per compensare le perdite, gli investitori in euro che all’epoca detenevano capitali nell’indice azionario MSCI World (in euro), hanno dovuto mantenere le proprie posizioni per altri 31,5 mesi. Al contrario, chi in quello stesso giorno ha versato la prima rata di un piano di risparmio basato sull’indice azionario globale MSCI World e ha continuato a investire con coerenza fino al ripristino dei livelli precedenti, è riuscito a ottenere rendimenti interessanti nella fase di ribasso e nella successiva fase di rialzo, vedi grafico.

La nostra conclusione per gli investitori privati

Ciò dimostra che, malgrado i conti in rosso fino a luglio 2009, è valsa la pena per gli investitori in piani di risparmio proseguire con costanza e regolarità i loro versamenti. Chiunque investa in azioni ha fondamentalmente bisogno di tempo - almeno cinque anni, o ancora meglio dieci o venti. Un investimento a breve termine in azioni è una speculazione, cioè una scommessa che ha poco a che fare con l’accumulo di un patrimonio solido.

 

Elmar Peters è Co-responsabile del Team Multi-Asset di Flossbach von Storch AG a Colonia.

 

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